PersonaggiPrima SquadraL’evoluzione del vice secondo Bertoncelli

Marzo 17, 2022by Ufficio Stampa0

Riflessioni
con Emanuele Bertoncelli
di Rodolfo Giurgevich
foto di Nicola Guerra

É una trafila ormai diventata consuetudine, ovvero quella di un mister del Giovanile che si aggreghi ad una prima squadra con la funzione di viceallenatore: l’opportunità è stata offerta a Emanuele Bertoncelli che l’ha accolta al volo, senza pensarci due volte: «motivo di orgoglio per me» dice Bertoncelli che è sottufficiale di aeronautica, 3° Stormo di Villafranca, addetto ai corsi di formazione.

Da allenatore del Giovanile a vice in una prima squadra, cosa cambia?
«Cambia moltissimo, dice  Bertoncelli, per i giovani sei un educatore tecnico, morale e valoriale, ma in una prima squadra i giocatori sono già formati e quindi devi cercare altri stimoli, anche a livello motivazionale è una storia diversa, non sei più responsabile diretto dei risultati ma l’affinità col mister e la condivisione delle scelte tecniche è un fattore di base per poter raggiungere gli obbiettivi che una società sportiva si attende. In ogni caso il punto comune è la passione che ti guida e fa da filo conduttore.»

Un secondo è sempre stato visto come un’assistente tecnico o poco più, ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, anzi qualcosa di più soprattutto per quei mister che sanno perfettamente che due teste possono dare più di una sola, due teste possono confrontarsi e produrre idee buone.
Una volta il vice era cinesini e allenamento adesso interviene anche durante le gare, trasmette le idee del mister alla squadra secondo il nuovo paradigma della moderna comunicazione per la quale un messaggio mediato vale molto di più di una disposizione diretta.
In quale momento il ruolo del vice è quasi fondamentale?

«Direi sempre – allarga il campo Bertoncelli – diventa determinante tanto nei momenti critici che nei momenti di confronto, per esempio nel lunedì post-gara, e direi quindi per tutta la stagione.»

Che cosa può chiedere un secondo al suo mister? Questa è la risposta più interessante, ovvero il mister non dovrebbe mai far “sentire secondo” una persona con la quale condivide l’aspetto tecnico e umano, soddisfazioni e delusioni. Il mister dovrebbe ascoltare sempre con attenzione la persona che gli dedica tempo con devozione e fedeltà.

«Io per fortuna, in questo senso mi trovo bene con Paolo Corghi che ha il grande dono dell’ascolto e dell’osservazione non solo con me ma anche coi giocatori. Rivelo un piccolo segreto, io sono più sanguigno di lui e in certi momenti della gara quando un evento negativo ti scatena la rabbia, poi mi viene in mente di essere il secondo, mi controllo dando esempio per primo; è per questo motivo che non abbiamo mai preso un’ammonizione in gara.»

Ultime sei gare di campionato, quale sarà lo scenario?
«Saranno tutte finali e noi dobbiamo confermare quanto di buono abbiamo fatto finora.»

Dimenticavo una cosa, un buon vice deve essere portatore sano di ottimismo.
Nessun dubbio per Emanuele Bertoncelli, è sufficiente guardare la foto di copertina.

 

 

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